Se una strana nave atterrasse su uno dei parcheggi della città e di essa uscissero migliaia di creature mai viste. Cosa fareste? Li accogliereste amabilmente senza domande? Oppure li rinchiudereste per paura? É di questo modo come gli alieni sono ricevuti nel 1982 a Johannesburg nel film District 9, una produzione americano-neozelandese dell’anno scorso.
Le creature vengono ostilmente isolate nella stessa zona dove sono discesi e questo luogo è chiamato distretto 9. Per 20 anni, malgrado le difficoltà linguistiche e le attriti fra le razze, riescono ad aver una “buona” convivenza finchè il confronto fra “umani” e “non umani” rende più difficile poter vivere insieme nella città: “i gamberoni”, come sono dispregiativamente soprannominati, devono essere trasferiti altrove. Eppure quando questo sarà cominciato gli alieni non saranno pazienti affatto ad aspettare cosa succederà senza fare qualcosa per difendersi.
Il regista esordiente Neill Blomkamp riesce, con l’appoggio di Peter Jackson nella produzione, a mettere in luce in questo film i problemi della migrazione, della segregazione sociale e del razzismo.
La vicenda fantascientifica è presentata come un documentario perciò i dati necessari per poter capire tutti gli avvenimenti sono svelati, a poco a poco, attraverso le testimonianze delle persone che hanno vissuto quel fatto, degli specialisti e ricercatori che rivelano le sue ipotesi e sopratutto delle scene molto realistiche che fanno sentire lo spettattore dentro la situazione.
Un elemento molto importante di questo realismo sono gli effetti speciali: gli alieni, la nave, l’insediamento in mezzo alla città e l’interazione tra le creature e le persone reali (soprattutto quella tra il protagonista, Wikus Van De Merwe e l’alieno Christopher Johnson) sono molto naturali e convincenti. Anche se il film è pieno di momenti di azione ci sono inoltre scene commoventi e perfino alcune comiche.
Il film ha la sua origine in un cortometraggio, Alive in Joburg, dello stesso regista sudafricano, che riguarda anche alla tematica del apartheid. Sia nel film come nel cortometraggio, l’idea è quella di parlare dell’umanità disumana. Alla fine sorge una domanda: chi è più umano? te o Christopher Johnson?
Ecco il cortometraggio:


